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Meno male che si avvicinano le elezioni a Montevarchi, e chi si sente di aver amministrato in modo fermo, impeccabile e rivoluzionario, deve limitarsi a puntualizzazioni storiche per mantenere alto il livello di consenso mantenuto (o acquisito, chissà, con la splendida gestione dell’emergenza pandemica. Soprattutto, trasparente).

Ad esempio, con l’arrivo dell’attesissimo 2021 — anno della riconferma scontata, a leggere i loro organi di stampa — Sindaco, Giunta e consiglieri esterni hanno deciso di spiegarci il Medioevo, alla faccia di quelle stupide certezze che credevamo di aver fatto nostre, leggendo i soliti libri di storia anacronistici, scritti dai profittatori che vinsero.

Si, quelli che sconfissero il Medioevo. Chi erano? Comunisti? Non lo so, ma la faccenda che racconta quell’epoca come oscurantista e di triste passaggio verso future fioriture intellettuali, puzza troppo di sinistra radicalchic.
Ed io che di “comunismo” non voglio esser tacciato, ho deciso di aggiornare personalmente il mio manuale del passato che fu, trovando spazio tra la negazione dell’olocausto ed il Pizzagate statunitense, seppur quest’ultimo tratti una modernità già superata, con l’illegittima sconfitta del liberatore esemplare del mondo dai “poteri forti”. …

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Diego Armando Maradona.

L’esigenza di scriverne — esercizio infausto di vanità, se viene nell’immediato post mortem, ma è difficile esimersi — potrebbe risolversi qui. Con un nome.

Quante volte lo abbiamo invocato invano.
Tipo quando uno provava a fare qualcosa oltre le sue possibilità, fallendo miseramente. “Ma chi pensi di essere, Diego Armando Maradona?

L’avrò detto un milione di volte.
E questo per due ragioni, la prima è che Diego ci ha abituato all’incredibile, e pure se non abbiamo vissuto la sua epoca.
La seconda, mi viene in mente adesso, è che lo abbiamo visto salire e cadere, lo abbiamo visto fallire, in mondovisione. …

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Come si può facilmente dedurre dai contenuti pubblicati, chi vi scrive è un assoluto appassionato di pallacanestro. Ho iniziato prestissimo con il minibasket, e sono rimasto ossessionato dal gioco fin dalla più tenera età, trasformandolo in una costante della mia vita. Anche dopo essermi ritirato dai parquet — non spiccando certo per altezza — riprovandomi nelle minors un decennio dopo, guadagnando soddisfazione ma infortuni abbastanza fastidiosi. …

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Il più piccolo in campo, dotato di rapidità fuori dal comune e notevoli abilità balistiche, affinate attraverso la costanza in allenamento e la passione per il gioco.
Francesco Mannella, prodotto tra i più prestigiosi del Valdarno cestistico, ha da poco compiuto 60 anni, laureandosi “Leggenda tra le leggende” in un contest proposto dalla Lega Nazionale di Pallacanestro relativo alla Serie A2, grazie alla sua militanza nella Pallacanestro Trapani.

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È vero, per quanto possiamo indignarci, a noi uomini bianchi non è strutturalmente possibile comprendere la rabbia della comunità afroamericana, che in questi giorni sta protestando contro l’ennesimo omicidio razzista.
La brutalità con cui George Floyd è stato ucciso da 4 agenti della polizia, il modo in cui la verità è venuta a galla (nessuna resistenza, nessun atteggiamento violento e grazie a riprese provenienti da smartphone), non possono lasciarci insensibili.
Ma neanche riusciamo a capire veramente quello che sta succedendo.
Non è nelle nostre corde.
Si, abbiamo provato a fare dei paralleli, scomodando la memoria di Stefano Cucchi, Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi e Gabriele Sandri, ma non basta.
Anzi, forse rispetto a Sandri le similitudini hanno un minimo di pertinenza in più.
C’era una “categoria di appartenenza” (ultras), un’azione di controllo sedata con violenza gratuita in un contesto ordinario (scontri circoscritti allo stadio, seppur avvenuti in un autogrill).
Ci fu una reazione rabbiosa, immediata, violenta alla notizia, con Roma messa a ferro e fuoco per una notte drammatica da Laziali e Romanisti uniti.
L’opinione pubblica non ebbe nessun dubbio nel condannare l’azione congiunta, escludendo a priori la rabbia di persone accomunate da uno stile di vita, di fronte alla morte di uno di loro.
Adesso, guardando l’ennesimo episodio di omicidio razziale in terra statunitense, le reazioni non sono così diverse. …

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Allora, c’era una volta un pipistrello in Cina. Anche se così sembra una barzelletta.
Anzi, ancora prima c’era il 5G! Ma non è proprio esatto, riproviamo.
Prima del 5G c’erano gli Illuminati, ma più o meno contemporaneamente i Grigi e i Rettiliani, o al limite Nibiru.
Ma forse sto partendo dalla preistoria per raccontare la Seconda Guerra Mondiale.
Meglio cancellare tutto, e magari leggere giusto un paio di cose sull’allunaggio di Kubrick e l’11 Settembre con particolare attenzione al Pentagono.
Oppure, anche quello non è così urgente, cioè: ci stanno sterminando. È la fine dei tempi. Niente sarà più come prima. La profezia della Madonna di Zaro. Telefono casa. Mayday mayday.
Per cui, da dove iniziare? …

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Sono già le sette. O meglio, è quasi l’ora della sveglia.
Me lo rammenta ogni mattina Pepita, il mio gatto, che vuole qualcuno che si alzi e le apra la finestra.
Il rituale che le ricorda che esiste un mondo esterno, che non ha mai visto se non filtrato da una gabbietta, nei traumatici viaggi dal veterinario.
Un mondo che la terrorizza fisicamente, ne sono certo.
Eppure ogni giorno da quasi sei anni si affaccia sulla finestra aperta, con la zanzariera abbassata.
Si siede ed osserva gli uccellini cantare, emettendo suoni di avvertimento che appaiono pure simpatici, quando li senti dal letto.
Mentre provi a riaddormentarti per quella manciata di minuti che precedono l’uscita per il lavoro, dopo i lavaggi di rito e la colazione.
Se piove, Pepita osserva le gocce che scendono.
Se tira vento, sgrana gli occhi incuriosita, e nei cambi di stagione si becca la congiuntivite.
Metterle il collirio è sempre impresa non semplice.
Poi, quando la sveglia suona davvero e ti trascini verso il bagno, lei attende che ti sieda a consumare la colazione.
Appena ti alzi per sparecchiare, ritorna a letto e resta lì a dormire, fino a quando il sole non torna a battere sui vetri chiusi.
A quel punto si sposta nella sua cuccetta lì vicino, dormendo e girandosi su sé stessa finché il calore della luce la riscaldi. Ed è felice così. …

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Quando esco di casa venerdì mattina — alla disperata ricerca di mascherine introvabili, prima di andare a lavoro con regolare (ed amaro) permesso — per tutto il tragitto sembra quasi un giorno qualunque.
Certo, non vedo persone in attesa dei bus — oppure i ragazzi con lo zainetto in spalla che si trascinano a scuola — ma di macchine in giro ce ne sono.
Tutti con lo stesso volto, la medesima incazzatura mista al terrore, ma si tira avanti.
E questo non è perché la gente non rispetta il mantra di “stare a casa”.
Questo avviene perché in tanti andiamo a lavorare.
Nonostante i giusti consigli, le raccomandazioni, le file ordinate fuori dai supermercati, le protezioni più o meno reperibili. …

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Stavo scrivendo una roba sui destini incrociati di Kobe e Garnett, entrambi usciti direttamente dalla high school, destinati a riportare Boston e Los Angeles in finale.
Dovevo chiuderlo ieri, ho passato il pomeriggio a leggere aneddoti, rivedere video, spulciare le statistiche di Bryant.
Ho finito, ho messo il punto, l’avrei riletto oggi.
Ho guardato lo smartphone dopo ore, quando era appena apparsa la notizia su TMZ.
Non era possibile, non ci volevo credere. Lì per lì nessun organo di informazione lo riportava a parte quel sito web di gossip, ho sperato in una fake news.
Poi è uscita su Sky News 24, e via via in tutti i quotidiani online italiani.
Da allora ho iniziato a seguire la copertura live di ESPN e di CBSN, sperando in una smentita. Ho smaniato in attesa della conferenza stampa. Ho visto il minuto di silenzio prima di Denver contro Houston, i 24 secondi lasciati scadere da San Antonio e Toronto, poi con le partite ho smesso.
Sono stato sveglio fino a non molto tempo fa, guardando le dirette statunitensi, sperando che in qualche modo non fosse vero.
Mi sono addormentato, sognando di accendere lo smartphone stamani, e leggere una smentita.
Come quando morì Michael Jackson, mio idolo di infanzia. …

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“Il Canada, per la prima volta nella sua storia cestistica, ha strappato agli Stati Uniti il trofeo più prestigioso.
È la chiusura di un cerchio immenso, disegnato più di un secolo fa.
La pallacanestro, lo sport inventato nel 1891 da James Naismith, ha fatto un lungo viaggio attorno alla sfera terrestre e poi è finalmente tornata alle origini.
Lo sa bene Adam Silver, il commissioner NBA secondo a nessuno in quanto a comunicazione. Sul palco, prima di consegnare il Larry O’Brien Trophy alla proprietà dei Raptors, ricorda l’inventore del gioco, canadese. La prima partita NBA del ’46, disputata in territorio canadese. …

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Un.Dici

Un.Dici è l'universo di Julian Carax, doppio di Davide Torelli, che sarei io. Qualcosa in più su www.davidetorelli.com

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